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L' Uomo altrove

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immagine a colori dei lavori in corso per la metropolitana di Londra, tunnel dell'uscita di emergenza di Waterloo Station (fonte: Casabella 678)Indagine sui limiti, le tensioni e gli equivoci spaziali di un'architettura probabile.

Come avrebbe descritto il tempo che viviamo Tolstoi, che sintetizzando sullo spostamento veloce degli individui, diceva: "Il treno sta al viaggio come il bordello sta all'amore…" ? Cosa avrebbe pensato della velocità raggiunta, adesso che bussiamo alla porta dell'ubiquità, alleggeriti ormai dai carichi percettivi e relazionali? Per essere dovunque e per vivere ogni momento in tutti i luoghi, paghiamo consumando valori emozionali e contatti visivi ineguagliabili. I media, contribuendo a ridurre le distanze, evidenziano il nostro 'con-vivere' con esperienze 'semplificate' (il peggio che poteva capitare ad individui relazionanti). Possiamo partecipare in diretta ad ogni istante, essere presenti nel mondo interattivamente secondo un 'ideale panottico' utopizzato e ormai realizzato. Condividiamo le scoperte per migliorare il nostro quotidiano, e accettiamo le minacce che dallo stesso strumento di comunicazione ci arrivano più impetuose che mai. Tra altalenanti 'umori' e debilitate sensibilità, siamo catapultati tra le fauci di tragedie d'indicibile portata come in scoperte meravigliose. Nel 1928 appare lo scritto di Paul Valéry ' La conquista dell'ubiquità', quasi un decennio più tardi FrankLloyd Wright intitola 'Ubiquità' uno degli scritti della sua autobiografia, altri scrittori ne fanno argomento di discussione (W. Benjamin, filosofo tedesco, R.Barthes, semiologo, e nei nostri giorni Paul Virilio). Sperimentiamo oggi l'essenza reale di questo concetto; infatti ci accorgiamo come la velocità soppianta l'attenzione riducendone i termini e scardinandone le fondamenta, mille visioni dello stesso momento nel mondo, piombano in un attimo nel nostro reale e dilagano nel più intimo presente.

L'attimo è sconfitto a favore di un'implosione silenziosa, carica di verità simultanee. Si realizza l'ubiquità, la riconosciamo nell'impercettibile 'istante reale di un altrove continuo', che crea. L'uomo a questo punto si trova continuamente 'altrove'. E' strana come sensazione la continua tendenza a spostarsi sia fisicamente sia percettivamente, 'l'essere lì' continuato. Uno stato d'attesa che proietta il proprio io in un altro luogo e quel luogo sarà sentito come presente, in quanto connesso.
Questo fatto mi ricorda quella sensazione descritta dai medici quando un individuo, cui è stata amputata una gamba, sente una fitta al dito dell'arto che non esiste, un'estensione mancante, una percezione 'sensibilmente' connessa ad un 'luogo' virtuale.
Ciò che virtualmente percepiamo in quell'istante è reale?
Penso che la realtà architettonica internazionale, mai come in questo momento, stia seguendo da vicino il susseguirsi degli eventi riguardanti l'attacco lanciato dal mondo delle informazioni all'ambiente vitale umano. Come prima reazione, esso si sta rinchiudendo in bolle lontane, indipendenti dal presente relazionale, che viaggiano in un generale fluido magmatico (amniotico?!).Perciò una forma complessa (prima solida ora liquida) è controllata e posta sul tavolo da laboratorio della ricerca architettonica. Siamo certi che architettonicamente abbiamo raggiunto veramente un grado di possibilità e libertà espressiva totale, ma ora il lavoro è più impegnativo. Non si tratta di coincidenze ma di evoluzioni 'virtuali' che ormai fanno parte del nostro mondo e modo di vivere e di cui ancora non conosciamo le possibilità, i rischi e i vantaggi..

1, 2 e 3

1- L'Arca 173 - Tom Leader Studio, (USA) Riflettendo su Fresh Kills, New York 2002.
2- L'Arca 182 - Gruppo Ghigos, CDQ_V3.
3- L'Arca 181 - Abbas A.Garib (Italia)progetto per la nuova sede National Iranian Oil Co, Teheran.

Per fare questo abbiamo bisogno di sperimentare su scenari possibili, traendo utile aiuto dalle diverse esperienze architettoniche trascorse (è fondamentale) e dai tentativi azzardati di visioni future. Essendo l'elemento dominante del nostro mondo architettonico lo SPAZIO, ed essendo proprio quest'elemento che sta subendo maggiori sollecitazioni derivate dalle trasformazioni comunicative, cercheremo di evidenziare i limiti e le tensioni che esso sopporta. Fluttuiamo in una dimensione in cui l'indecidibilità prevale ed emerge l'allucinante situazione di 'attesa distratta' da altre componenti tutte nuove e tutte tremendamente fascinose. Tutto questo a scapito di un controllo individuale della successione d'eventi secondo un tempo preciso. Ballard avverte sulla presente 'ristrutturazione dello spazio-tempo'.

Tutto prevedibile vista la grande guerra dell'uomo, alleato alle macchine, scatenata per risolvere la sua stessa incompiutezza nell'affrontare e capire la sua vera natura relazione con il suo mondo dalla quale a volte fugge.
Cerchiamo di essere più chiari e analizziamo a fondo i fenomeni come sempre si è fatto in questi scritti, siamo alla resa dei conti di una fase storica importante durata tutto il '900. Come sempre per chi è interessato all'argomento non mancheranno curiosità e sorprese: verrano approfonditi argomenti che hanno affascinato e tuttora lo fanno teorie sull'indeterminazione che da metà 900' se non prima hanno avvertito di possibili 'sospensioni' e che già facevano sentire nell'aria una probabile futura ridiscussione generale delle coordinate umane. Guai a chiamarla tendenza in atto o moda, e cerchiamo di vedere il discorso un po' più da lontano. Dal testo 'Lo spazio critico' di P.Virilio ci interessa l'argomento: "La crisi delle dimensioni fisiche, come crisi della misurazione, va di pari passo, come è facile comprendere, con la crisi del determinismo, e riguarda, oggi, l'insieme delle rappresentazioni nel mondo", poi riportiamo un brano di D. Gallo in 'La percezione del presente nell'epoca dell'ipertrofia tecnica', quando tratta di Stephen Kern, nel suo volume 'The Culture of Time and Space 1880-1918', il brano è: "La riflessione in materia era divisa su due questioni basilari: se il presente sia una successione di singoli eventi locali o una simultaneità di molteplici eventi lontani, e se il presente sia una porzione infinitesimale del tempo, fra passato e futuro, o di una più estesa durata" pag 89.

Al testo "La rivoluzione informatica" di A. Saggio mi piace unire anche la lettura de "La bomba informatica" di P.Virilio, senza perdere le evoluzioni poetiche sullo spazio che fa G. Bachelard in "La poetica dello spazio", non tralasciando però riferimenti agli spazi 'coercitivi' 'eterotopici' di M. Foucault o alla frammentazione delle individualità come forma di controllo delle società discusse da G.Deleuze, l'ispirazione positivistica sulle nuove intelligenze di P.Lévy o l'avvertimento della mutazione interstiziale meccanicistica di J.Baudrillard, e documenti come il testo 'Gr' edito dalla cooper & castelvecchi che risulta un manuale ricco di visioni nuove di un'Italia che sperimenta ed è architettonicamente in trasformazione (al link http://architettura.supereva.it/books/2003/200306010/index.htm il testo in questione).

Qualcuno ancora sostiene che in questi argomenti non esiste il benché minimo accenno all'architettura! Decidete voi, perché, se è così, vuol dire che il lavoro da fare è ancora più impegnativo.
L'esperienza vissuta a contatto di elementi visivi reali - linee, piani, volumi da indagare è assolutamente infinita, ora si 'gioca' a rimodellare virtualmente l'esistente, siamo in preda ad una fase di eccitazione ed entusiasmo. Certo gli ultimi concorsi che tutti possono osservare, sempre messi in coda alle riviste specializzate (le cui immagini chissà perché sono sempre più piccole, dovrebbero mettere quelle, in copertina, e altre ridurle perché fuori tempo!), evidenziano tipologie ed espressività nuove, i gruppi di progettazione sono molto più avanti secondo me, del lavoro dei loro maestri che cadono a volte in regole fin troppo auto celebrative, che in fin dei conti sono riconosciute dalla maggior parte dei giovani creativi come 'di maniera' e questo rappresenta un gran passo avanti, vediamo perché!

Si chiama 'CATIA' il software generato dalla Dassault Systemes che un tempo serviva a progettare e costruire gli aerei da combattimento Mirage, adottato poi dalla Boeing per il progetto d'aerei civili.
Quale rivoluzionaria innovazione, quando il programma entrò negli studi d'architettura! Il facile (si fa per dire) controllo di forme complesse rappresentò uno sbarco su un'isola sconosciuta e davvero vennero ridiscusse forme e volumi (ancora una volta un'invenzione bellica come strumento di innovazione architettonica quindi di ricerca di libertà espressiva per migliorare il quotidiano, sarebbe da approfondire come tematica!).

4 e 5

6

4- http://spazioinwind.libero.it/freedom_mind/Mind%20Food/Frank_O.Gehry/Foto%20Gehry10.html
5- http://www.tate.org.uk/modern/exhibitions/kapoor/
6- http://www.bta.it/img/a0/03/bta00319.jpg

Vedete, incastrare forme anatomico-organiche o zoomorfiche di qualunque profilo; una testa di cavallo o un pesce, dei fogli al vento o della lamiera accartocciata, evidentemente è una strada da percorrere, insomma la libertà formale raggiunta può distribuire qualunque piega e concavità, ma il rischio è di trasformare quest'enorme possibilità in un'impasse progettuale!
Titanio o teflon o qualsiasi altro materiale va bene come esperienza tecnologica, è da evitare la produzione in serie di forme casuali cui appiccicare il nome a seconda della destinazione d'uso del momento. Sappiamo già da tanto, tanto tempo che una forma libera può contenere un solido geometrico oppure questo ultimo contenere la prima, sappiamo che i due volumi possono incastrarsi e allora realizzano 'interferenze' o NURBS o anelli di Mobius; bene, studiamone le caratteristiche spaziali e azzardiamone le possibili intelaiature rimanendo attenti alla forma generale, altrimenti finiremmo per creare acquari giganteschi o bottiglie con i velieri all'interno, o gabbie per imprigionare le nuvole (forme costrette). Certo la tecnologia è sollecitata dalla grande scala d'intervento, ma la forma è ormai 'industrialmente' acquistabile!
(sapevamo che sarebbe andata a finire così link - http://www.gehrytechnologies.com/)

I contenitori costituiti da una maglia strutturale 'grigliata' capace di amplificare visivamente la forma per contrasto rispetto ad un fondo omogeneo, (vedere figure con rispettivi link di approfondimento fig 1,2,3) mostrano una forma illusoriamente libera però 'contenuta'. E' un approccio veramente povero! Rimane una condizione abbastanza frustrante, basare la passionale intenzionalità architettonica solo stabilendo la scala degli omini di riferimento magari ben distribuiti attorno all'aura di un poco probabile 'sublime informatico'. Tutto questo lo conosciamo già, lo abbiamo studiato, digerito, ripercorso e ritrattato ma è capace, sotto altre spoglie, di ri- ri- ripresentarsi.

Sappiamo dunque quanto sia 'popolare' tra alcuni degli osannati maestri contemporanei, la tendenza a caratterizzare la trovata architettonica attribuendole del valore aggiunto di perfezione digitale, tale forma "[…] carica l'immagine globale di valori auto referenziali", vedi F.Purini, Il disegno digitale, Quaderni LAR, 3, 1998 pp.19-33.

Bisogna riferirsi ad esempi pratici per analizzare e tentare di interpretare alcuni elementi che si presentano con il nostro 'quotidiano' architettonico in preda a sconvolgimenti mediali e trasformazioni comunicative. Questo ci aiuta ad oltrepassare pian piano la linea invisibile tra una realtà fisica relazionale-materiale, connessa alla grande città parallela del mondo delle informazioni, o almeno quello che noi percepiamo di essa, durante il nostro 'normato vivere, relazionale-virtuale.

7, 8 e 9

7- L'Arca 176 - mNemo TIC space, 1999 LAB[au], laboratory for architecture and urbanism
8- L'Arca 177 - Dominique Perrault Innsbruck nuovo municipio di Innsbruk Town Hall
9- L'Arca 179 – Island on the Mur, Graz, 2001-2002, Acconci studio.

Quando K. Dick creò il romanzo dal titolo Do Androids Dream of Eletric Sheep, dal quale poi Ridley Scott trasse Blade Runner, molte delle invenzioni dello scrittore non passarono (logicamente) al film che pure diventò un cult degli anni '80. In un paesaggio in dissoluzione, Dick osserva descrivendolo, uno stato generalizzato di 'fusione'. Il poeta-profeta della letteratura fantascientifica traduce, in effetti, uno 'stato empatico'. Lo scrittore pone il romanzo in un tempo ed in un luogo (Los Angeles 2020) decaduto nella situazione post-nucleare, in cui l'uso delle armi durante i conflitti ha compromesso l'equilibrio atmosferico producendo piogge acide tanto che a questo stato di angoscia e depressione generale si è provveduto a 'controllare' l'umore umano con invenzioni tipo la 'scatola dell'empatia' che assicura una forma di condivisione delle soddisfazioni dell'individuo e conseguentemente ne distribuisce anche le angosce. Trovo un importante nesso (a parte le piogge acide e i conflitti nucleari, ma solo per quelli) con la nostra realtà, in cui il mondo delle informazioni e la loro velocità di propagazione hanno stretto gli spazi e ha rivoluzionato i tempi di comunicazione producendo, secondo me, una forma esaurientemente simile alla 'fusione' del nostro illuminato scrittore. Alla 'fusione' contemporanea partecipiamo con la continua e immodificabile connessione ad una rete diventata ormai 'struttura'. La terra è ormai diventata così piccola per l'informazione, che tutti soffriamo per le catastrofi e tutti gioiamo per le grandi invenzioni che apportano miglioramenti al nostro vivere. Un discorso affrontato su un mio scritto 'Prossimità di senso inedito' http://www.archandweb.com/scritti/prossimit%C3%A0%20di%20senso%20inedito.htm a proposito di 'intelligenza collettiva' e di 'Corpo senza organi' di sicura vostra conoscenza.

La tecnologia, dopo aver avviluppato le coordinate stesse del nostro spazio vitale fisico, si accinge a scombussolare quello che cerchiamo da tanto tempo di 'percepire'. Essa ha saputo con solerte velocità, come era logico che facesse data la sua natura basata sul presente, consumare il passato e sulla base di questo restringere le possibilità di produrre futuro. Convincendoci subdolamente della bellezza di un improbabile risultato ci ha fatto puntare tutti i nostri averi 'sensazionali' ed 'emozionali' sul 'numero' del presente come unica possibilità di conquista assoluta del momento che vivevamo. Il presente è stato disgregato e frammentato colmando i nuovi spazi da realtà troppo veloci da essere umanamente percepiti. Ora abbiamo ottenuto un presente carico e sovra esposto, sconvolto da enormi verità che viaggiamo parallelamente, capaci di presentarsi simultaneamente.

E' praticamente imploso l'attimo presente, deformando se non rovesciando, i nostri criteri di giudizio e mantenendoli pericolosamente sospesi.
Ho, a volte, il sospetto che il famoso mitico racconto della sfinge con Edipo abbia altri significati che evidenziano altre verità. Provate ad immaginare che la risposta di Edipo alla Sfinge sia certamente riferita all'animale uomo nelle sue tre età, ma che come età siano viste metaforicamente come fasi evolutive non in una vita ma nel suo tempo, 'il tempo umano'; quindi il passato come origine di ominide a quattro zampe, poi come posizione eretta nel presente capace cioè di guardare lontano per una maggiore qualità della vita e nel momento in cui si definisce la posizione delle tre gambe, una di queste rappresenta l'estensione meccanica o digitale di cui egli avrà bisogno in futuro e dalle quale dipenderà la sua stessa identità.
Ciò che vedo attinente alla nostra discussione è nel fatto che comunque tale estensione renda la figura umana 'asimmetrica', ritorna quindi in gioco la sua incompiutezza? Ciò che nell'articolo 'Prossimità di senso inedito' http://www.archandweb.com/scritti/prossimit‡%20di%20senso%20inedito.htm andavo prefigurando ha dato un suo primo esito e nella pur limitata e discutibile interpretazione della nascita di un nuovo senso umano si sta rivelando come un bisogno dell'uomo di 'usare' una diversa intelligenza quando si trova di fronte a una realtà virtuale come quella che ci appare continuamente proponendoci, come le definisco io, delle "tridimensionalità presunte". Il senso inedito privilegia un'intelligenza diversa, basata su diversi valori, certo si tratta sempre di punti, linee, piani, volumi di differente geometria, ma descritti da una diversa relazione fra le parti ed una loro diversa 'intensità' interpretativa.

Rinnovo un elogio alla materialità e all'espressività di testure e corpi di natura diversa del mondo esistente e rinnovo un'entusiasmante apprezzamento delle possibilità di nuove configurazioni architettoniche nate da scoperte derivate da ricerche informatiche. Sono trasformazioni interstiziali che si rivelano, nell'indifferenza generale, in una società che per molti rimane ancorata a principi (illusoriamente) sicuri.
Arte, architettura e profezia meccanicistica si stanno fondendo lentamente facendo intravedere una realtà organico-elettronica e non più meccanica che superando le meravigliose fantasie di H.Giger è ora sulla soglia di una nuova imponderabile meta. Di fronte alle fantasiose tavole dei concorsi di architettura contemporanei costruite con attenta espressività e una colta indagine, ci accorgiamo dei limiti formali, è evidente che questi programmi privilegino la forma a bolla a goccia a contenitore ovoidale a qualunque scala (vedere gli omini chiaramente!).
La virtualità tanto dibattuta porta facilmente l'uomo a vivere una 'rappresentazione' di una relazione lontana da quello che in effetti rappresenta male lo SPAZIO.

Un programma che ci permette di progettare può comportarsi come un 'simulatore' di spazio? La soluzione trovata asintoticamente descrive un' immagine impoverita di esso. Cio che accade lo sappiamo tutti: invece che nello spazio, si cade nella trappola di forme inconsuete anche interessanti (poche), ma molte molte banalità per la maggior parte calligrafismi di matrice pop-digitale.

Il presente purtroppo è imploso, portando con sé l'attenzione come unica illusoria possibilità di recupero di un tempo che l'informazione, lo sappiamo, non genera. Regalato il presente all'informazione mediale, le azioni distribuite secondo una successione temporale sono diventate shoch simultanei.

L' invenzione cinematografica, poi televisiva e ora digitale ha frapposto tra il nostro organo relazionante per eccellenza e il mondo reale una componente nuova. Un'estensione visiva come un telescopio che indaga stelle lontane, o un periscopio che spia in incognito la linea della terra rispetto alla sua posizione sottomarina. Si tratta di un'estensione che accorcia le distanze tra la posizione dell'osservatore e l'oggetto in questione. E' una dimensione 'oltre', diversa dalla scala calibrata per l'umano 'osservare', diversa dalle possibilità visive naturali. Ritengo complessissimo rilevare i fenomeni che vengono generati quando un individuo osserva un oggetto (scultura o qualsiasi elemento che stimola la curiosità), ma la più difficile da interpretare, immaginiamo quando l'oggetto allora non esiste nello stesso luogo dell' osservatore ma ne percepisce l' immagine 'virtuale'.
Un altrove reale ma…'condizionato' da una distanza fisica . In questo semplice atto esiste la componente rivoluzionaria e sconvolgente del nostro presente.

Quando un anno fa parlavo in un articolo dal titolo 'Lo spazio… delle riflessioni', e ne 'La soglia in dissolvenza: http://www.buildlab.com/158/297.html descrivevo come l'elemento trasparente prendeva piede nella progettazione e che avrebbe descritto lo spazio abitativo ispirando nuove idee per le partizioni interne contribuendo esso stesso a descrivere supporto per una finestra 'attiva', in diretta sul mondo proiettando in casa i diversi scenari e le diverse atmosfere di altri luoghi lontani. Anche in questo caso l'uso smisurato del vetro e della trasparenza ripreso in 'Relazioni e segni elettivi …sottovuoto!' http://www.buildlab.com/161.html,ha avuto il suo tempo d'interesse, certo che con l'aumento della temperatura esterna sarà uno strumento edilizio usato solo nella partizione interna, mentre all'esterno avremo gusci stratificati come enormi testuggini che già fanno parte della pratica architettonica (vedi lavori di M.Chiattone nel periodo del Futurismo oppure Renzo Piano nell'Auditorium a Roma e altre esperienze che sarebbe interessante indagare, questi due sono infatti gli estremi di un lavoro che sarebbe affascinante da indagare).

10 e 11

10- immagine tratta da Materia n 41, maggio Agosto 2003, pag.22.
11- spazi di ricerca architettonica 2002, rendering di Marzano Paolo pubblicata sullo scritto: 'La soglia in dissolvenza', giugno 2002.

Le partizioni interne costruite con diversi tipi di vetro contribuiscono ad evidenziare una piacevole dissoluzione strutturale rendendo più libero il movimento sia fisico sia percettivo nei nostri interni (sembra normale come discorso ma è fondamentale per la qualità della vita). Sarò più chiaro; appare evidente che le direttive di progettualità architettonica si stanno limitando a discutere il lato più banale rispetto alle loro possibilità multimediali d'intervento.

Invece le ultime trovate tecnologiche non riescono ad uscire da una soluzione che ormai è diventata di 'maniera'. Bolle di vetro ibride in vuoti atmosferici lunari (mi ricordano alcune opere del pittore che, già nella seconda metà del '400, - vedi il dipinto 'il giardino delle delizie'-, presagiva atmosfere e trasparenze avanguardistiche), gocce fuori scala che compaiono dappertutto nelle città e sulle cime delle montagne, architetture che si 'sciolgono' in cerca di una forma; anche qui la tecnica ripetitiva delle presunte 'forme libere' produce assonanze, sembrerebbe una resa incondizionata (indecidibilità o fase di transizione?). Ad una forte tecnologia strutturale e comunicativa non corrisponde una travolgente passionalità formale. Le parti meccanico-organiche si stanno trasformando in parti digitali-anatomiche e alcuni degli ultimi progetti sembrano quasi delle 'ecografie tridimensionali' abitabili; penso allora ai 'ventri di architetti' renderizzati o cistifellee o fegati ingigantiti, e visceri ingombranti; più che una sperimentazione architettonica, sembra un viaggio nel corpo umano, insomma una fase surrealista forse per preparare la tavolozza tecnologica-formale di una probabile architettura..
Fu interessante, qualche tempo fa, invece, sulla rivista L'Architettura n.524, la ricerca fotografica di FABRICA, il centro di ricerca sulla comunicazione creata da Oliviero Toscani nel 1994 – dal titolo Lo spazio umano (fig. 12).
Comunque anche in questo caso, per quanto riguarda le 'nuvole' progettate (fig. 1,3) di nomi 'importanti'dalla contemporanea ricerca, credo nei giovani gruppi di designers e architetti, penso che sia comunque presente una volontà di forma (una nuova Kunstwollen?!) data più dall'entusiasmo tecnologico informatico che da una voglia di concepire uno spazio per la vita dell'uomo.

S'indaga praticamente un 'altrove' digitale (conferma delle possibilità fantastiche ed entusiasmanti) e dopo un largo giro di sperimentazione e di forme si tornerà, ne sono certo, a mettere l'individuo unico centro di una reale energia vitale fatta di movimenti fluidi e traslazioni orizzontali che determinano le importanti 'relazioni' prettamente umane di cui abbiamo sempre parlato. Si arriverà ad un 'picco' formale poi la ricerca guarderà, spero presto, a forme meno anatomiche e più legate ad un concetto costruttivo quindi più architettonico. Vorrei che si riflettesse proprio su questo infatti, quando la forma progettata lascia per magia architettonica la 'memoria' del computer oltrepassando ,immaginiamo, la barriera trasparente dello schermo, attuando così quella 'sublimazione al contrario', dal virtuale al reale, dall'astratto al concreto, c'è qualcosa che cambia, che inibisce la creazione, debilita l'immagine e degrada la forma. Ebbene, è la mancata consapevolezza del controllo informatico dell'unico elemento capace di creare e generare l'architettura e che lo schermo non può riportare né controllare; lo spazio.

12, 13 e 14

12- L'Arca 174 - HOV_ David Ramponi, Museo delle emozioni
13- L'Arca 172 - Space Station Module, Kas Oo sterhuis, André Houdart
14- L'Arca 174 - HOV_ David Ramponi, Museo delle emozioni.

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15 - foto da L'Architettura n. 524, la ricerca fotografica di FABRICA, il centro di ricerca sulla comunicazione, creato da Oliviero Toscani nel 1994.

L'architetto allora, con la sua la penna ottica di uno scanner tridimensionale muove nello spazio la sua mano creando segni che vengono avviluppati e rinchiusi nella memoria del computer e trasformati in numeri per poi ricomparire come possibile soluzione abitativa, da qualche altra parte nel mondo. Una magia che ha da tempo aperto nuove visioni già abbondantemente sperimentate, già all'orizzonte si vedono i primi cambiamenti. Nuove idee in cantiere, nuovi generi di programmi, strumenti ora essenziali per parlare di spazi 'altri' e di architetture proponibili e probabili. E' importante connettersi, confrontarsi, maturare, sperimentare nuove soluzioni. La natura ci ha insegnato: la relazione come parola magica che ha fatto nascere bellissime architetture nel secolo passato, ora ci sussurra la prossima che è fondamento di novità, di spazio ,di energia diversa, sinonimo di tutte queste cose e l'ineguagliabile iniziatica matrice di ricchezza: la differenza.

autore: Paolo Marzano
pubblicato il : 23-9-2003
miniatura a colori di un'immagine - Space Station Module, Kas Oo sterhuis, André Houdart - L’Arca 172 (fonte: Paolo Marzano) Indagine sui limiti, le tensioni e gli equivoci spaziali di un'architettura probabile.

BIOGRAFIE
miniatura di una fotografia in bianco e nero dell'architetto Paolo Marzano (fonte: Paolo Marzano) Marzano, Paolo Appassionato di Architettura, in particolare dei fenomeni di trasformazione metropolitana e mutazione dei luoghi collettivi, nell'ambito delle nuove tecnologie.

COLLEGAMENTI
miniatura del logo a colori di Altre Quinte group (fonte: http://www.altrequinte.com/) Altre Quinte group
Laboratorio di ricerca per l'Architettura e il Design.

via Ureta, 3
Nardò (LE)
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