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Urbanistica moderna: le origini

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Le origini


fotografia in bianco e nero di Robert Owen (fonte: Costruzioni.net)Le origini dell'urbanistica moderna si potrebbero ricercare in alcune sistemazioni urbanistiche barocche, soprattutto in alcune composizioni della prima metà del '700, (possiamo pensare ai viali di Versailles, alla raggiera disegnata dai giardinieri reali ai Campi Elisi o alle piazze reali di Parigi) oppure potrebbero essere individuate nelle ammirate sistemazioni del tardo '700 inglese (nel Circus e Royal Crescent di Bath, nei celebri squares londinesi o ancora più tardi in Rue de Rivoli a Parigi o Regent's Street a Londra), ma la raffinatezza e la sontuosità di questi ultimi prodotti della tradizione classica nascondono in realtà il distacco ormai totale ed evidente dai problemi della nuova città, precludendo effettivamente ogni contatto tra questa tradizione e l'ambiente e le idee che si vanno definendo per effetto della rivoluzione industriale ed in parte per la rivoluzione francese.

Le vere origini dell'urbanistica moderna vanno quindi individuate negli inevitabili interventi riparatori degli squilibri dei primi decenni dell'Ottocento conseguenti a trasformazioni economiche e sociali prodotte dalla rivoluzione industriale. Bisognava rimediare alla trasformata distribuzione degli abitanti (sempre più numerosi) sul territorio e alle carenze dei nuovi insediamenti: le famiglie che abbandonavano la campagna e affluivano negli agglomerati industriali erano alloggiate o negli spazi vuoti disponibili entro i quartieri antichi, o nelle nuove costruzioni erette alla periferia, che presto si moltiplicarono; inoltre la qualità dei nuovi alloggi (come anche i salari e gli orari di lavoro in officina) era la peggiore che le famiglie operaie fossero disposte a sopportare.

La costruzione di nuove case e l'adattamento di quelle esistenti era opera di speculatori privati, si passò così dalle particolari "abitazioni" di Manchester ai successivi cottages.
L'addensamento e l'estensione senza precedenti dei quartieri operai resero impossibile lo smaltimento dei rifiuti e quindi inevitabili le carenze igieniche.
Questo stato di fatto, questo quadro caotico, era poi continuamente modificato e accresciuto dalla trasformazione e dall'ampliamento delle officine e con queste ultime, delle case operaie.
Le origini dell'urbanistica moderna vanno allora viste nel momento in cui questi fatti erano già presenti e provocarono il disagio e la protesta delle persone coinvolte.
In tal senso l'urbanistica agì come un provvedimento per ovviare alla situazione difficile creatasi: "la tecnica urbanistica si trova in ritardo, rispetto agli avvenimenti che dovrebbe controllare, e conserva il carattere di un rimedio applicato a posteriori".

I primi tentativi per correggere i disagi della città industriale appartengono o agli utopisti, ossia coloro che ritenevano di dover contrapporre alla città esistente nuove forme di convivenza, ricominciando da capo in base alla pura teoria; oppure agli specialisti e ai funzionari che introdussero nelle città nuovi regolamenti igienici e nuovi impianti, tentando così di risolvere separatamente i singoli problemi e di rimediare ai singoli inconvenienti.
Anche condividendo, da parte mia, più l'opera e le proposte di questi ultimi come rimedio ai mali della città non posso non rilevare ed apprezzare il ruolo svolto in questo settore dai cosiddetti utopisti socialisti come Owen, Sain-Simon, Fourier, Cabet, Godin, che accusavano tragicamente la scomparsa delle passate condizioni di natura, l'asservimento degli uomini al profitto e l'immiserimento delle masse lavoratrici.

La loro era una critica globale della società industriale e i mali urbani denunciati risultavano la conseguenza di quelli sociali, economici e politici, tuttavia nelle loro proposte non tenevano conto di tale correlazione e al caos che intravedevano nella città industriale contrapponevano programmi di organizzazione urbana arbitrariamente costruiti attraverso l'immaginazione.
Nella gran parte dei casi, infatti, le loro teorie conducevano ad ipotizzare un futuro assetto sociale che rappresentava una vera e propria utopia: una comunità umana, ordinata secondo criteri varianti da autore ad autore, avente come caratteristica comune la raggiunta felicità dei suoi componenti, in un ambiente in cui regnavano sovrane eguaglianza, giustizia e solidarietà. Queste comunità ideali si basavano su dei modelli di convivenza, anche essi di ordine utopistico, che si volevano contrapporre a quello dominante, e cioè al modello urbano del diciannovesimo secolo.
Ne deriva quindi che la gran parte dei socialisti utopisti può essere considerata ostile alla città, la quale veniva intesa come luogo di sfruttamento, di corruzione, di ingiustizia.

In collaborazione con Costruzioni.net

autore: Filippo Salvatore Carlo
pubblicato il : 12-11-2002
miniatura di una fotografia aerea a colori di una città del Panama - Copyright 1995-2002 El Panamá América-EPASA (fonte: www.elpanamaamerica.com.pa/.../ 04062002/nation-fn_pix.shtml) Le vere origini dell'urbanistica moderna vanno individuate negli inevitabili interventi riparatori degli squilibri dei primi decenni dell'ottocento conseguenti a trasformazioni economiche e sociali prodotte dalla rivoluzione industriale.

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LIBRI
miniatura a colori della copertina del libro 'Le origini dell'urbanistica moderna' di Leonardo Benevolo (fonte: internetbokshop.it) Le origini dell'urbanistica moderna Leonardo Benevolo
L'urbanistica moderna nasce dal tentativo di correggere i mali della città industriale: con le proposte degli utopisti da un lato, con la nuova legislazione urbanistica dall'altro. Anche oggi la tecnica urbanistica conserva la caratteristica di un rimedio da porre a posteriori. Questo saggio vuol mettere in evidenza le prime esperienze urbanistiche applicate all'ambiente industriale, per scoprire la ragione del ritardo iniziale e i moventi dei primi riformatori. Questo costante confronto tra vicende architettoniche e congiuntura politica permette una rigorosa ricostruzione delle origini dell'urbanistica moderna.



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