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New York State of Mind

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New York è stata celebrata in molti modi, attraverso films, libri, immagini, giornali, pubblicità.
Tutti o quasi si sono fatti un'idea dell'immaginario o del reale urbano newyorkese.
Non è quindi facile parlarne senza cadere in luoghi comuni, ripetizioni, o darne una descrizione retorica.
Vivo e lavoro a New York da alcuni anni, proverò a darne un idea ed un immagine personale: questa immagine sarà particolare, parziale e sicuramente soggettiva; spero cha a qualcuno le cose che scrivo possano essere in qualche modo d'aiuto.
Sono un architetto, quindi l'architettura indirizzerà la mia lettura della città: non vorrei però circoscrivere l'analisi a questo solo argomento; credo sia interessante allargare il campo di riflessione ad altri ambiti, o osservare minimamente ciò che succede intorno, per dare più risonanza e complessità alla specifità del tema e superarne I limiti.

fotografia a colori di una vista su Manhattan dal terrazzo dell'Empire State Building attraverso la rete di protezione; sullo sfondo dominano le Twin Towers (autore: Gianluigi D'Angelo)fotografia a colori del Nasdaq: attraverso un vetro si vede lo studio televisivo e l'annunciatrice di fronte alle telecamere commentare l'andamento della borsa; sul riflesso del vetro i palazzi di fronte a Times Square (autore: Gianluigi D'Angelo)

Prima ancora quindi di parlare dell'architettura di e a New York, mi piacerebbe spendere qualche parola in generale.
Personalmente non penso che NY sia una città "bella" nel senso tradizionale del termine, tantomeno "carina"; Duchamp affermava che le uniche cose belle di NY fossero i suoi ponti e i suoi tombini.
NY è una città "veloce": I ritmi sono elevati e più si entra nello spirito locale più ci si conforma ad un generale comportamento time/space concentrated; mi chiedevo all'inizio perchè la gente bevesse il caffè sulla subway, poi ho capito che era per una questione di tempo.
NY è una città che si trasforma, quella di oggi non è quella degli anni 80, tantomeno quella yazz o dell'immigrazione, è qui ed ora.
A New York la gente lavora molto ma esce anche molto; la città, Manhattan in particolare, è una sequenza ininterrotta di ristoranti, diners, bars e clubs.
NY è una città commerciale, legata saldamente al denaro, costosa, pratica, matematica.
A NY è facile essere eccitati, stimolati, entusiasti e depressi in breve tempo. La gente di NY non è riflessiva, non considera il relax un valore primario, è concentrata sul proprio obbiettivo, spesso segue il proprio sogno, talvolta è costretta e forzata dai ritmi lavorativi, talvolta probabilmente è attratta da idee di gaudagni rapidi.
NY è una città sporca, il ratto è senz'altro l'animale più diffuso e prolifico, è urbana in maniera esponenziale, talvolta sub-urbana: È Park Avenue o l'Upper East Side, dove sono localizzati i musei, le ambasciate, le residenze di prestigio e le boutique, ma anche East Brooklyn, dove la situazione non è propriamente la stessa.
Ognuno ha la propria, personale, New York, ognuno ha il proprio personale "state of mind".
Questo state of mind è la propria personale visione e relazione con la città, è la maniera in cui la città influenza e condiziona ogni personale situazione.
Questo state of mind è spesso una forma di energia che si insegue, che si può trovare o che si inventa.
Quando inizialmente sono arrivato qui avevo la mia particolare visione della città, le mie aspettative. Ci è voluto molto tempo ma credo di aver trovato anch'io il mio personale state of mind, la mia personale pesia.

fotografia a colori di Times Square da dentro un Taxi; davanti altri taxi (autore: Gianluigi D'Angelo)fotografia a colori di Times Square all'ora di pranzo (autore: Gianluigi D'Angelo)

Forse, nel mio caso, una poesia vicina e complementare a quella che si puo trovare in certe sperimentazione legate all'arte a all'architettura (di cui parlerò in seguito), ma che si può trovare anche nelle strade, nella musica di Laurie Anderson e Lou Reed o nel parlare di William Burroughs, nel contatto con persone di diversa provenienza e cultura che, per una ragione o per l'altra vivono una parte della loro vita in questa città, nel sentirsi esiliati e allo stesso momento al centro del mondo, infine nel mettere in discussione, rafforzare o distruggere alcune convinzioni personali o generali essenziali.
Credo cha la doppia natura di NY, commerciale, pratica e idealista (interpretazione data da Corrado Augias in un suo testo su New York) sia sufficientemente comprensiva per differenti e anche non ben precisati New York states of mind e a sua volta ne sia il risultato sommatorio.
Parlando di architettura, credo che il caso di New York sia specifico, senz'altro nel panorama globale, ma anche in quello americano.
Credo che questa particolare situazione rifletta in parte ciò che ho cercato di spiegare in precedenza.
Tutti hanno un'idea della mole dei grattacieli di Manhattan, della struttura urbana regolare delle avenues a delle streets, con la conseguente definizione dei "blocks", solitamente costruiti in maniera indipendente uno dall'altro e intervallati da parking lots, dell'eleganza di alcuni edifici art decò e di alcuni particolari quartieri.
Insomma tutti hanno un idea di quella che è l'immagine della città,
Non credo che sia questa la sede e il caso di introdurre un approccio storico all'architetura di NY; ritengo però interessante, prima di parlare della contemporaneità, mettere in evidenza alcuni punti che mi sono parsi caratteristiche proprie dell'architettura di NY.

fotografia a colori di un interruttore industriale (industrial switch), a New York (fonte: Gianluca Milesi)fotografia in bianco e nero di tubi in un interno (pipes in an interior), a New York (fonte: Gianluca Milesi)

Credo che alcune delle espressioni più interessanti dell'architettura newyorkese siano legate al periodo industriale-portuale.
New York oggi non è più un porto, vive una relazione con il mare diversa rispetto ad uno o due secoli fa; ma la struttura e lo spirito della città è senz'altro molto legata a questo passato.
Personalmente ritengo che alcune produzioni architettoniche relative al periodo portuale (e industriale) siano affascinanti e costruite con estrema perizia tecnica; credo, come Duchamp in precedenza, che le opere in ferro o derivate dalla lavorazione del ferro, ponti, edifici industriali, edifici con lo scheletro metallico, warehouses, piers, bocchette idrauliche, dove conservati, siano esempi di ottima architettura (o design).
Credo che queste particolari architetture non abbiano risentito del processo di imitazione e importazione di linguaggi estranei (Europei) conservando una propria originalità ed identità locale, credo che siano newyorkesi per definizione.
Mi azzarderei ad affermare che questo tipo di architettura insieme al gigantismo e alla macroscala e, probabilmente una particolare interpretazione americana dell'art decò potrebbero essere tra le caratteristiche e I contributi newyorkesi più evidenti alla cultura architettonica
Infatti questi sono I "monumenti" di questa città.

fotografia in bianco e nero di un uomo che offre dei volantini ai passanti; ai piedi un tombino in metallo consumato dal continuo scorrere delle persone (autore: Gianluigi D'Angelo)fotografia a colori di una ragazza a testa bassa che attraversa la Quinta strada; al centro della strada un tombino dal quale esce vapore (autore: Gianluigi D'Angelo)

Il periodo razionalista-modernista ha senz'altro influenzato l'architettura di New York.
È noto che architetti come Mies Van de Rohe, Gropius, Breuer, Saarinen e altri abbiano vissuto e lavorato negli Stati Uniti per molti anni.
Il processo di internalizzazione dell'architettura ha portato edifici molto interessanti (Seagram building, Guggenheim Museum (F.L. Wright), Whitney Museum, Terminal JFK, …), ma ha talvolta frustrato o ignorato quelle che a mio parere erano le caratteristiche architettoniche legate al luogo e alla cultura specifiche, anche se poi questi edifici sono entrati a integrarsi nel paesaggio urbano e sono diventati parti importanti della città; per altro questo fa parte del processo di continuo cambiamento, esogeno ed endogeno e relativamente veloce sotto il punto di vista storico, di New York.
Con gli anni 80 si è probabilmente concluso il periodo esplosivo della costruzioni di torri e grattacieli, anche se ultimamente sono stati costruiti alcuni edifici alti, i più interessanti forse quelli di Portzampark e Abraham; anche perchè lo spazio a disposizione si è ridotto (non possono essere costruiti edifici di grandi dimensioni dovunque in Manhattan per via di problemi legati alla geologia).
Si potrebbe parlare della verticalità di New York, che probabilmente riflette un atteggiamento sociale e culturale newyorkese senz'altro "verticale" ma che, senza avventurarsi in discorsi a carattere filosofico a mio parere fuori luogo, ha trovato le proprie ragioni nella necessità logica di concentrazione (nonchè rappresentazione e corporativismo): ma a New York come in molte altre parti del mondo è in atto il processo di smaterializzazione e concentrazione o dislocamento della produzione materiale e intellettuale (leggi informatizzazione, virtualizzazione, comunicazione "leggera", post-industrializzazione, o altro).

Nella continuazione un tentativo analisi dell'architettura contemporanea, della situazione della ricerca (Cooper Union, Columbia University, …) degli ambiti artistici più interssanti (P.S.1, MOMA, gallerie d'arte….) e altre notizie.

L'articolo è stato cortesemente messo a disposizione da channelbeta.net
In Channelbeta projects:
PARK AVENUE - di Florent Rougemont

autore: Gianluca Milesi
pubblicato il : 14-5-2002
miniatura della fotografia a colori del Nasdaq: attraverso un vetro si vede lo studio televisivo e l'annunciatrice di fronte alle telecamere commentare l'andamento della borsa; sul riflesso del vetro i palazzi di fronte a Times Square (autore: Gianluigi D Duchamp affermava che le uniche cose belle di NY fossero i suoi ponti e i suoi tombini. NY è una città "veloce": I ritmi sono elevati e più si entra nello spirito locale più ci si conforma ad un generale comportamento time/space concentrated; mi chiedevo all'inizio perchè la gente bevesse il caffè sulla subway, poi ho capito che era per una questione di tempo...

BIOGRAFIE
miniatura della fotografia a colori dell'architetto Gianluca Milesi (fonte: Gianluca Milesi) Milesi, Gianluca Si è laureato al Politecnico nel 1988. Vive e lavora a Milano e New York.

LIBRI
copertina del libro The Historical Atlas of New York City : A Visual Celebration of Nearly 400 Years of New York City's History The Historical Atlas of New York City: A Visual Celebration of Nearly 400 Years of New York City's History Eric Homberger
copertina del libro New York: An Illustrated History New York: An Illustrated History Ric Burns, James Sanders
copertina del libro Delirious New York Delirious New York Koolhaas Rem
copertina del libro I Segreti di New York I segreti di New York Augias Corrado
Manhattan, Bronx, Brooklyn, Queens e Richmond. Cinque distretti alla foce dello Hudson che ospitano oltre otto milioni di anime e rappresentano la metropoli più amata, odiata, visitata nel mondo. Ma New York non è solo il più grande centro finanziario del pianeta, la città cosmopolita, la capitale dell'arte e dell'architettura contemporanea. In questo libro l'autore delinea un itinerario brillante e anticonvenzionale, senza trascurare la dimensione storica, ma disegnando di fatto una fisionomia inedita della Grande Mela, attraverso i personaggi più affascinanti, tragici, celebri e dmenticati che hanno vissuto all'ombra dello skyline più celebre del mondo.

COLLEGAMENTI
Science Architecture
Sito web dell'architetto Gianluca Milesi


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